3. Voci di corridoio

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3. Voci di corridoio

Messaggio Da ETutor - Garofalo il Mar 03 Feb 2009, 04:00

La diffusione di notizie non controllate e ufficiose (in inglese grapevine), fa parte di quella comunicazione che solo nelle aziende meno avvedute non ricade sotto il controllo del HRM. Questi canali comunicativi infatti non dovrebbero essere lasciati completamente alla gestione dei collaboratori, non solo perché in tal modo possono arrecare danno (tra le altre cose) al management, ma principalmente perché possono avvantaggiarne esponenzialmente l'opera. Dunque, il manager deve monitorare e influenzare questa fonte, piuttosto che controllarla.
Come sanno bene gli esperti del moderno marketing virale, la cosiddetta word of mouth, viaggia in maniera più veloce ed efficace (perché percepita come più attendibile), rispetto agli altri mezzi di comunicazione, soprattutto quando le persone si sentono insicure e minacciate o di fronte a operazioni di ristrutturazione, riorganizzazione e fusione: tutti momenti delicatissimi per la comunicazione aziendale e dove essa può giocare pienamente un ruolo di primo piano. Dunque, non sfruttando questo canale, il manager si priva di una implementazione del sostrato fondamentale di tutta la sua funzione, come abbiamo visto nell'introduzione. Da questo punto di vista, si capisce perché le voci di corridoio non debbano essere ignorate, ma neanche represse[1], bensì utilizzate a vantaggio di tutti.
Se un manager predispone delle aree dedicate alla socializzazione, ad esempio, comunica un'immagine[2] interna (ma anche esterna per possibili visitatori[3] o candidati), di un clima aziendale molto disteso e di un management liberale, perché forte della propria efficacia. In effetti, una gestione di questo tipo generalmente non è basata sul controllo e non esercita il sospetto sui collaboratori perché, in definitiva, non li teme, né ha da temere poiché[4], esercita una efficace comunicazione, non nasconde le sue manovre, anzi, condivide le informazioni con i suoi collaboratori. Conseguentemente può ritenere che larga parte della comunicazione tra i collaboratori sia utilizzata per le genuine attività di socializzazione, senza nessuna ricaduta dannosa sul suo lavoro.
Tuttavia i collaboratori preferiscono ricorrere egualmente alle voci, come fonte di informazione più frequente, anche se non ufficiale. Infatti, ad esempio, ci saranno dei soggetti che vorranno esercitare il loro potere mostrando di conoscere delle indiscrezioni sul futuro dell'organizzazione e altri, reciprocamente, che vorranno conoscerle.
Dati tutti questi elementi, come si esercita la funzione positiva delle voci di corridoio? In primo luogo, ricollegandoci subito all'ultimo punto descritto, forniscono delle utili anticipazioni sui cambiamenti organizzativi futuri e, in più, agiscono a incentivare la coesione del gruppo.
Ma come si può gestire questa fonte di comunicazione così evanescente e che i collaboratori gestiscono discrezionalmente lontano dagli occhi della line? Prima di tutto, bisogna dire che la comunicazione veicolata attraverso le voci di corridoio solo apparentemente è sfuggente, in realtà segue dei percorsi prevedibili, il più frequente dei quali è lo schema a grappoli[5]. In altre parole, il portatore dell'informazione, seleziona i destinatari in base alla loro discrezione. Il risultato sarà che alcuni rispetteranno la confidenzialità della notizia, e l'informazione non passerà oltre, in altri casi invece raggiungerà anche i soggetti che l'informatore principale aveva scartato, con conseguente arresto o diffusione del dato, e così di seguito.
Sapendo, inoltre che circa il 10% dei collaboratori sarà molto attivo nella creazione della voce di corridoio, un manager efficace identificherà questi soggetti (solitamente ad alta leadership) e attraverso la regolare comunicazione ad essi, anche di informazioni “riservate” (ossia che si renderanno pubbliche in seguito), controllerà lo stimolo dei gruppi di lavoro, ad esempio.
Di tutt'altro genere sono i soggetti definiti talpe organizzative. Essi stessi si rivolgono al management per passare informazioni, spesso negative, riferite all'ambiente dei collaboratori. Queste persone agiscono in tal maniera per stigmatizzare il comportamento dei colleghi di lavoro, spesso allo scopo di sviare l'attenzione da loro stessi, rispetto ai loro fallimenti, e apparire, anzi, più competenti, talvolta proprio più di coloro che esse stesse temono, per la loro maggiore preparazione, e per questa motivo le pongono in cattiva luce.
Un manager avveduto conosce tutti questi meccanismi sotterranei che fluiscono tra le persone e, non rimanendone vittima, le sfrutta a vantaggio suo, del clima organizzativo e dell'efficienza produttiva. Nel caso della talpa organizzativa, in particolare, deve scoraggiare le sue azioni, non facendosi tentare dall'occasione di ricevere “notizie” di prima mano, per avere il polso della soddisfazione e del commitment dei collaboratori, ad esempio, dal momento che spesso questi dati costituiscono solo mere maldicenze.
Infatti il comportamento di chi gestisce queste delicate e importantissime risorse dell'organizzazione, che sono le umane, come abbiamo visto nelle relazioni che ci hanno condotta a questa ultima, deve essere sempre nella direzione della creazione di un ambiente aperto, dove regna la fiducia, base del lavoro di squadra nel senso vero del termine, ossia quello che garantisce la produttività e l'updating continuo dell'organizzazione. L'unico che consente di uscire pienamente vincitori dalla acerrima competizione globale.

[1] Ad esempio, limitando i luoghi e i tempi di socializzazione dei dipendenti. Che comunque troverebbero degli opportuni escamotage al loro scambio di informazione, che sarà ancora più negativo per il management.
[2] Comunicazione e immagine fanno costituiscono sempre più un unicum.
[3] Creando degli eventi ad hoc che permettano l'apertura delle porte dell'azienda a chi non è collaboratore, ma potrebbe diventarlo o al cliente o potrebbe diffondere una immagine positiva dell'organizzazione.
[4] Atteggiamento che il più delle volte trova una rispondenza nei collaboratori, con ovvi benefici per entrambi i poli della relazione.
[5] Non a caso, visto che come abbiamo visto, nel mondo anglosassone le dicerie utilizzano metafore viticole.
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